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Chiara Lubich (1920-2008)


Centro Chiara Lubich

Movimento dei Focolari

materiali per il gruppo di psicologia e comunione - Sicilia

Centro Igino Giordani

 
Città Nuova
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 Chiara racconta la sua storia alla giornata della gioventù 17. Ago. 1989  

Gesù Abbandonato. 7-8 Dic. 1971 

          
 
Articoli
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♦ N. Sangani. Rivivere le parole: i gen-re

 

 

          
 
Chiara Lubich
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♦ la mia testimonianza

♦ Profilo storico

♦ Antologia meditazioni di Chiara Lubich

♦ M. Vandeelene. Vita di Chiara Lubich

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Ritrovare nelle esatte proporzioni
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 Mille sentimenti, mille santi affetti, mille pensieri occupano a volte la mia mente così impegnata in opere diverse al servizio della Chiesa: colloqui, lavoro, viaggi…

Così vari che poi li porto con me come un tesoro da ripensare, da analizzare, e che tanta consolazione danno spesso al mio cuore.

Eppure tutto ciò è uno splendido mondo che m’appanna l’anima, una ricchezza che, in certo modo, m’occupa spazio al posto di Dio.

Allora ho capito, una volta ancora: vivere il presente e gettare, nel Cuore di Gesù, tutto ciò che è stato oggetto, anche santo, dell’attimo passato. Nel Cuore di Gesù perché lo conservi e lo maturi, lo porti avanti e me lo faccia ritrovare, come spesso è successo, cresciuto e sviluppato.
Perdere, insomma: saper perdere è la legge del Vangelo, come la Desolata ha perso, per far la volontà di Dio, cioè per Dio, persino Gesù…: la sua Opera. «Perdere» per essere tutta protesa in ciò che Dio vuole da me nel presente.
Perdere tutto: perché in quel vuoto rientri il sole di Dio, ed in Lui si trovino al giusto posto e nelle esatte proporzioni, e nelle sante sfumature, gli affetti miei, i pensieri miei: con l’amore per la Chiesa militante oggi, quello per la Chiesa trionfante che gode, purgante che soffre; l’amore per la Chiesa, domani, che Dio già vede ed ama: Sposa del Verbo.

C. Lubich (1969). Saper perdere. In Id. “Scritti spirituali/2. L’essenziale di oggi”. Roma 1978. Città nuova, pp. 49-50

 

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Trasformare la vita in una continua opera di misericordia
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Se tu fossi uno studente e per caso venissi a conoscere le domande dell'esame conclusivo dell'anmno scolastico, ti riteresti ben fortunato e studieresti a fondo le risposte. La vita è un aprova ed alla fine anch'essa ha da superare un esame: ma l'infinito amore di Dio ha già detto quali saranno le domande: "Io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere". Le opere di misericordia saranno materia d'esame, quelle opere nelle quali Dio vede se lo si è amato veramente, avendolo servito nel fratello. Forse è per questo che il Papa, vicario di Cristo, semplifica spesso la vita cristiana sottolinenado le opere di misercordia.

E noi facciamo la volontà di Gesù in Cielo e del suo vicario in terra se trasformiamo la nostra vita in una continua opera di misericordia.

In fondo non è difficile e non muta molto di quello che già stiamo facendo. Si tratta di portare ogni rapporto col prossimo su di un piano soprannaturale.

Chiara Lubich. L'esame. In Id. Scritti spirituali/1. Roma 1978, II ed. Città Nuova, p. 95

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La misericordia è l'ultima espressione della carità
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Quando si è conosciuto il dolore in tutte le sfumature più atroci, nelle angosce più varie, e si son tese le mani a Dio in mute strazianti implorazioni, in sommesse grida di aiuto; quando si è bevuto il fondo del calice e si è offerta a Dio, per giorni e per giorni, la propria croce, confusa con la sua, che la valorizza divinamente, allora Dio ha pietà di noi e ci accoglie nella sua unione.
È il momento in cui, dopo aver esperimentato il valore unico del dolore, dopo aver creduto all’economia della croce ed averne visto gli effetti benefici, Iddio mostra in forma più alta e nuova qualcosa che vale più ancora del dolore.

È l’amore agli altri in forma di misericordia, l’amore che fa allargare cuore e braccia ai miserabili, ai pezzenti, agli straziati dalla vita, ai peccatori pentiti.

Un amore che sa accogliere il prossimo sviato, amico, fratello o sconosciuto, e lo perdona infinite volte. L’amore che fa più festa a un peccatore che torna che a mille giusti, e presta a Dio intelligenza e beni per permettergli di dimostrare al figliol prodigo la felicità per il suo ritorno.

Un amore che non misura e non sarà misurato. È una carità fiorita più abbondante, più universale, più concreta di quella che l’anima possedeva prima. Essa infatti sente nascere in sé sentimenti somiglianti a quelli di Gesù, avverte affiorare sulle sue labbra, per quanti incontra, le divine parole: «Ho misericordia di questa turba» (cf. Mt 15,32). E intavola con tanti peccatori che vengono a lei, perché un po’ immagine di Cristo, colloqui simili a quelli rivolti un giorno da Gesù alla Maddalena, alla samaritana o all’adultera.

La misericordia è l’ultima espressione della carità, quella che la compie.

E la carità supera il dolore, perché esso è soltanto di questa vita, mentre l’amore perdura anche nell’altra. Iddio preferisce la misericordia al sacrificio.

 

Chiara Lubich (1959). Quando si è conosciuto il dolore.

In Id. Meditazioni. “Scritti spirituali/1. L’attrattiva del tempo moderno”.Roma 1978. II ed. Città Nuova, pp. 69-70

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Maria è misericordia
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Maria è amore verso tutti gli uomini, è misericordia, è avvocata dei più miserabili . Nessuno come Lei, dopo Gesù, diffonde amore. Diffonde amore. perché? Perché è Madre. Una madre nn sa che amare. E l'amore della madre è tipico: ama i propri figli come sé, perché c'é qualcosa di sé, veramente, nei suoi figli. Una madre serve, serve sempre. Una madre scusa, scusa sempre. Una madre spera, spera sempre.

Collegamento 3.3.83, pp. 94-95. Cit. in Vandeleene M. Io - il fratello - Dio nel pensiero di Chiara Lubich. Roma 1999, Città Nuova, p. 231

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meditaz. su perdono dal diario di Chiara
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La verità è misericordia
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La carità si mantiene con la verità e la verità è misericordia pura, della quale dobbiamo essere rivestiti da capo a fondo per poterci dire cristiani

Vivere la vita. In C. Lubich (1959). Meditazioni. In Id. "L'attrattiva del tempo moderno. Scritti spirituali/1". Roma 1978. Città Nuova, pp. 107-108

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Sfruttare l'infinita ricchezza della Misericordia
Riduci

Tu conosci il Cuore del tuo Gesù e sai che sceglie sempre le persone più insulse, più inutili, più miserabili per operare i capolavori della Sua Misericordia

Io conosco amo e, come nessuno mai, voglio sfruttare (perché Ti amo) l'Infinita Ricchezza della tua Misericordia! Oh benedetto Cuore aperto! benedette Piaghe! Datemi di aprirvi al mondo, perché su di esso scenda, a lavacro d'ogni sozzura, la pioggia salutare del vostro sangue e della vostra Grazia!

Per unirci a Gesù c'é un solo mezzo: i nostri peccati. Occorre levarsi dell'anima ogni altro pensiero. E credere che Gesù è attirato a noi soltanto dall'esposizione umile e confidente e amorosa dei nostri peccati.

Noi, per noi, null'altro abbiamo e facciamo che miserie. Lui, per Lui, a riguardo nostro , non ha che una sola qualità: la Misericordia

L'anima nostra si può unire a Lui soltanto offrendoGli in dono, come unico dono, non le proprie virtù, ma i propri peccati!

Perché l'anima che ama conosce i gusti dell'Amato e sa che Gesù se è venuto sulla terra, se s'é fatto uomo, se qualcosa brama nel profondo del Suo cuore Umano Divino è soltanto

Far da Salvatore
Far da Medico!

null'altro desidera.

Lettera a sr. Josefine e sr. Fidente. 3 ott. 1946(?). In Chiara Lubich. Lettere dei primi tempi (1943-1949) alle oprigini di una nuova spiritualità. a cura di F.Gillet e G.D'alessandro. Roma 2010, II ed. Città nuova, pp. 109-111

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Ti voglio bene
Riduci
ti voglio bene,
non perché ho imparato a dirti così,
non perché il cuore mi suggerisce
questa parola,
non perché la fede mi fa credere
che sei amore,
nemmeno perché sei morto per me.
Ti voglio bene
perché sei entrato nella mia vita
più dell'aria nei miei polmoni,
più del sangue nelle mie vene.
Sei entrato
dove nessuno poteva entrare,
quando nessuno poteva aiutarmi,
ogniqualvolta nessuno poteva consolarmi.
Ogni giorno ti ho parlato.
Ogni ora ti ho guardato e nel tuo volto ho letto la risposta,
nelle tue parole la spiegazione, nel tuo amore la soluzione.
Ti voglio bene
perché per tanti anni
hai vissuto con me
ed io
ho vissuto di Te.
Ho bevuto alla tua legge
e non me n'ero accorta.
Me ne sono nutrita,
irrobustita,
mi sono ripresa,
ma ero ignara
come il bimbo che beve dalla mamma
e ancor non sa
chiamarla con quel dolce nome.
Dammi d'esserti grata
- almeno un po' -
nel tempo che mi rimane
di questo amore
che hai versato su me
e m'ha costretta
a dirti:
"ti voglio bene."
 
 Roma, domenica in Albis,
24 aprile 1960
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Testi di Chiara
Riduci

♦ Gesù abbandonato

♦ Il sì dell'uomo a Dio

♦ L'unione con Dio

♦ Gesù Abbandonato 1971 /1  ; 1971/2

♦ L'unità e Gesù Abbandonato a fondamento della spiritualità di comunione

♦ Spiritualità dell'unità e vita trinitaria

♦ L'unità

♦ Equilibrio divino  

♦ Guardare tutti i fiori (1949)  

♦ Maria

♦ Maria: laica come noi laici 

 

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