Meditazione

I 3 modi di fare orazione per S. Giovanni della Croce

Il primo modo di fare orazione è quello in cui l’anima parla a Dio (con le parole del “Padre nostro” o con altre) per dirgli che crede in Lui, che lo ama e che spera tutto da Lui: è l’orazione detta “vocale” nella quale l’anima fa udire la sua voce e Dio sta in ascolto.

Il secondo modo di pregare è quello nel quale l’anima considera attentamente un particolare attributo di Dio (ad es. la sua misericordia) o un particolare della vita di Gesù (ad esempio la sua apparizione nel cenacolo) o una particolare parola di Gesù (ad esempio: “Pace a voi”), e vi ragiona sopra, aiutandosi anche con la immaginazione, per accendere il proprio cuore d’amore per Lui: è l’orazione di “meditazione”.

Il terzo grado di orazione si ha quando l’anima, superata la stessa frammentarietà della conoscenza meditativa, giunge ad abbracciare con un solo sguardo generale e pieno d’amore il suo Diletto e se ne sta così, in grande pace, esposta ai Suoi raggi divini che provengono dal suo cuore: è l’orazione detta di “meditazione”


Esicasmo

La comunità apostolica, riprendendo una tradizione antico-testamentaria, ha posto, fin dall’inizio, una attenzione tutta particolare per il Nome che ha assunto il Figlio di Dio al momento della sua incarnazione: Gesù, che significa Jhwh è salvezza. Inoltre tre testi mettono in evidenza la venerazione della Chiesa primitiva verso il nome di Gesù: Fil 2,9-10; At 4,10-12; Gv 16,23-24.
Tuttavia la Preghiera del cuore, radicata nel Nuovo Testamento, viene assunta da una «corrente» propria della spiritualità orientale antica che è stata chiamata esicasmo. Il nome proviene dal greco hesychìa che significa: calma, pace, tranquillità, assenza di preoccupazione. L’esicasmo può essere definito come un sistema spirituale di orientamento essenzialmente contemplativo che ricerca la perfezione (deificazione) dell’uomo nella unione con Dio tramite la preghiera incessante.
Tuttavia ciò che caratterizza tale movimento è sicuramente l’affermazione della eccellenza o della necessità dejla stessa hesychia, della quiete, per raggiungere la pace con Dio. In un documento del monastero di Iviron del monte Athos, si legge questa definizione: «L’esicasta è colui che solo parla a Dio solo e lo prega senza posa».
Gli esicasti, inserendosi nella tradizione biblica, esprimeranno l’esperienza della preghiera. contemplativa attraverso l’invocazione e l’attenzione del cuore al Nome di Gesù, per camminare alla sua presenza, essere liberati da ogni peccato e rimanere nel dolce riposo di Dio in ascolto della sua parola silenziosa.

La storia dell’esicasmo inizia con i monaci del deserto d’Egitto e di Gaza. «A noi, piccoli e deboli, non ci resta altro da fare che rifugiarci nel Nome di Gesù», dice uno di loro. Si afferma poi al monastero del Sinai, con san Giovan’m Climaco. Un esponente di spicco è sicuramente Simeone il Nuovo Teologo. Rinascerà al Monte Athos nel sec. XIV

♦ Detti dei Padri del deserto NextLime

♦ G.De Stefanis. Il metodo di orazione esiscasta secondo p.Serafino 


♦ Congregazione per la Dottrina della fede. Lettera ai Vescovi della Chiesa cattolica su alcuni aspetti della dmeditazione cristiana (pdf)  

♦ A. Carrel. Un médecin parle de la prière   

 ♦ Benedetto XVI. Omelia Veglia Pasquale 7 Aprile 2012 

  ♦ J. Castellano Cervera. L’uomo orante: dimensione creaturale del pregare

 ♦ A. Sicari. Pregare come respirare  (video) (Testo)


Benedetto XVI. L’uomo in preghiera

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