Raissa Maritain

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Nata a Rostov sul Don in Ucraina nel 1883. La sua famiglia, Oumançoff, si trasferì in Francia. Il padre, sarto di professione, preoccupato del clima di intolleranza nei confronti degli ebrei, decide di trovare un luogo diverso per la sua famiglia. E’ dapprima orientato verso l’America e precisamente a New York, ma le sue conoscenze lo portano, dopo alcune mesi di peripezie, nella grande Parigi cosmopolita della fine secolo.
L’ambientamento nella nuova realtà appare subito difficile; nonostante i disagi iniziali Raissa, ancora pre-adolescente, rivela a scuola lucidità intellettuale affermandosi rapidamente per le sue doti singolari e la decisa propensione allo studio. Conosce ben presto la poesia e la filosofia. L’esperienza di Parigi significa anche il distacco dal caldo mondo dell’ebraismo ortodosso praticato soprattutto dagli anziani della famiglia. Si apre una fase di relativismo e di oscurità sul problema di Dio che caratterizza la vicenda di Raissa fino al momento della progressiva conversione alla fede cattolica. Occorre menzionare la singolare comunanza di vita con la sorella Vera che durerà per tutta la vita, senza interruzione.
Iscritta alla Sorbona, Raissa vi incontra nel 1901 il giovane Jacques Maritain, di un anno più anziano di lei, già laureato in filosofia e desideroso di frequentare i corsi della facoltà di scienze a cui Raissa si era iscritta. Diventerà una coppia singolare, inscindibile. Tutta la vicenda intellettuale straordinariamente feconda del filosofo Maritain passerà attraverso il vaglio della discussione, della lettura e della genialità di Raissa, particolarmente versata negli argomenti mistici ed estetici.
Nel 1904 si sposano civilmente. Sempre nel 1904 i due giovani coniugi incontrano Leon Bloy con la moglie; l’incontro è decisivo per la successiva adesione al cattolicesimo: Jacques proviene dal protestantesimo mentre Raissa, aveva respirato nell’infanzia il clima dell’ortodossia dei chassidim.
Giovane donna affascinante, così la definisce Leon Bloy, è destinata a vivere in ogni situazione con un atteggiamento di caratteristica radicale coerenza, senza nulla concedere a facili compensazioni e opportunismi. Il percorso comune di Raissa, Jacques e Vera culmina nel battesimo dell’ 11 giugno 1906.
Il percorso di Raissa e Jacques è contemporaneamente un percorso filosofico ed intellettuale; tale percorso transita attraverso il filosofo francese ebreo Henri Bergson che nella Parigi del positivismo affermava il primato della vita interiore e della spiritualità mettendo in forte rilievo la coscienza in rapporto all’evoluzione del mondo. Da ultimo la vicenda culturale e spirituale dei coniugi Maritain approda alla scoperta di San Tommaso riletto con il caratteristico fervore dei convertiti. Jacques e Raissa concepiranno in seguito la loro vita matrimoniale come una sorta di vocazione di stile monastico, votata allo studio, alla diffusione del pensiero di san Tommaso e dell’animazione dei gruppi culturali.
Nell’abitazione di Meudon, presso Parigi i coniugi Maritain, con la fidata Vera, divennero fautori di uno dei più fecondi cenacoli intellettuali nella storia dell’ Europa contemporanea. Pittori, musicisti, poeti, scrittori, psicanalisti, filosofi e religiosi, ritrovarono in quella casa il clima della carità intellettuale e lo stimolo a quella che Jacques Maritain definirà la liberazione dell’intelligenza. Tra questi Amici dobbiamo annoverare Psichari, nipote di Renan anch’egli in seguito convertito e Peguy, a cui si deve l’inserimento dei Maritain nel vivo della cultura contemporanea. Entrambi moriranno al fronte durante la prima guerra mondiale. L’atteggiamento iniziale dei due convertiti è di un a certa ostilità nei confronti del mondo moderno, ma lo sviluppo di una incessante ricerca li condurrà ad una struttura di pensiero che per molti aspetti preannuncia il Concilio Vaticano II.
La persecuzione degli ebrei porta i coniugi Maritain a trasferirsi in America e precisamente a New York, nel 1940; questa diverrà la loro nuova residenza. Sarà un doloroso distacco vissuto con la profetica e chiara consapevolezza del dramma oscuro in cui era precipitato il mondo; dolore e distacco che divennero laboratorio di un Umanesimo integrale che prende le distanze dal disastroso esito delle ideologie dell’immanenza, diventate totalitarismi, in nome di una visione completa dell’uomo inteso come persona. Nella speculazione metafisica e poetica compartecipata dalla singolare copia viene messo a tema un personalismo fondato sulla partecipazione all’Essere divino e alla intuizione dell’actus essendi, intuizione sovraconscia e pienamente intellettuale.
Lo straordinario mondo interiore di Raissa prende forma nell’opera i Grandi Amici, e nel Diario, pubblicato postumo dal marito. Degne di attenzione le Poesie, nelle quali l’atteggiamento contemplativo e mistico risplende in solare pienezza. Raissa Maritain muore nel 1960
.

(Autore: Don Mario Neva – Fonte: www.laboratoriolife.com)


Il 4 novembre 1960 muore a Parigi un ebrea russa, Raïssa Oumançoff, i cui libri sono tradotti anche a Tokio; più conosciuta come moglie di Jacques Maritain, il filosofo con cui ha condiviso un’avventura spirituale, culturale e politica fin dalla giovinezza. Come ha scritto il loro biografo, Jean Luc Barrè, la vita culturale del secolo ventesimo non ha fatto perno sulla coppia esistenzialista Jean Paul Sartre e Simone De Beauvoir, ma proprio sulla coppia Maritain, che prima a Parigi, poi a New York, animava incontri culturali con filosofi come Berdiaeff, Gilson, Edith Stein, artisti come Rouault, Chagall, Severini, musicisti come Auric e Lourié; romanzieri come Bernanos, Claudel, Julien Green, Caroline Gordon, Flannery O’Connor, poeti come Cocteau, Reverdy, Max Jacob. Leggendo i suoi scritti autobiografici – I Grandi Amici e Diario -, possiamo seguirla in questa avventura.
Raïssa, di famiglia ebrea, e Jacques, di famiglia protestante, sui vent’anni diventano atei e anarchici, frequentano le Università popolari, si sposano in Municipio. Raïssa ricorda “Riflettendo sul male e sul dolore, mi domandai come un Dio onnipotente e buono potesse permetterne l’esistenza, e, abbandonata alle mie sole forze, ho risolto il problema cessando di credere. La vita mi apparve allora assolutamente vuota e triste, ma persuasa che essa avesse un senso non cessai di cercarlo… Piuttosto giovane, credevo a ciò che si diceva intorno a me, che l’ignoranza, il fanatismo stessero dalla parte della religione, che la ragione stesse dalla parte della scienza”.


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Raïssa si iscrive ai corsi di scienze della Sorbona e frequenta i giovani anarchici russi, emigrati a Parigi. All’Università incontra Jacques, “un giovanotto dal viso buono con abbondanti capelli biondi e la barba leggera”. L’incontro è subito un programma di vita: “Bisognava ripensare insieme l’universo intero, il senso della vita, la sorte degli uomini, la giustizia e l’ingiustizia della società. Bisognava leggere i poeti ed i romanzieri contemporanei, frequentare i concerti e visitare i musei… il tempo passava in fretta, non potevamo sprecarlo nelle banalità della vita”. Insoddisfatti, giungono alla soglia del suicidio; ma dopo avere riflettuto, decidono di dare ancora credito alla vita, nella speranza di poter approdare alla verità.
Fu Charles Péguy a salvare i due giovani portandoli ad ascoltare le lezioni di H. Bergson sulla mistica di Plotino. I Maritain non sapevano cosa andavano a cercare: “Questa verità, ardentemente cercata, invincibilmente creduta, era ancora per noi una specie di Dio sconosciuto; le riservavamo un altare nel nostro cuore, le riconoscevamo ogni diritto su di noi, sulla nostra vita. Ma non sapevamo ciò che essa sarebbe stata, per quale via, con quali mezzi poteva essere raggiunta”. È Allora i due giovani ricevono risposta alla loro inquietudine intellettuale, apprendendo che è possibile, per mezzo dell’intuizione, conoscere l’Assoluto, avere certezze sul senso della vita. Ma non è ancora la fede.

Dopo aver letto il romanzo La donna povera di Léon Bloy fanno amicizia con il vecchio scrittore il quale, con la sua testimonianza di un cattolicesimo radicale, li porta a credere in Cristo e nella sua Chiesa. Bloy scrive a Raïssa: «Ora voglio tentare di rispondere alla parte più grave della vostra lettera, dove dite “Io non sono cristiana, non so che cosa cercare e mi lamento”. Perché continuate a cercare, amica mia, poiché avete già trovato? Come potreste amare ciò che scrivo, se non pensaste, se non sentiste come me? Voi non solo siete cristiana, Raïssa, siete cristiana ardente, figlia amatissima del Padre» (25 agosto 1905).
La conversione dei Maritain ha anche una connotazione mariana. Bloy li inizia alla devozione a Notre Dame de La Salette, convinto della realtà dell’apparizione di Maria nel 1846. Durante il viaggio a Grenoble per ricevere la Cresima, i Maritain salgono in pellegrinaggio al santuario dove si fermano per dieci giorni.


Poi nella loro vita c’è una seconda conversione, altrettanto importante della prima. Entrambi laureati in scienze biologiche alla Sorbona, grazie a Bergson si erano già allontanati dallo scientismo materialistico. La scoperta della filosofia di san Tommaso fa loro comprendere che il bergsonismo risolve la verità in una intuizione soggettiva, negando all’intelligenza umana la capacità di raggiungere la verità nella sua oggettività. Il domenicano H. Clérissac propone a Raïssa di leggere San Tommaso all’inizio del 1909: “Fu tremando di curiosità e timore che aprii per la prima volta la Summa teologica. La scolastica non era, secondo la reputazione corrente, un sepolcro di sottigliezze cadute in polvere?… Dalle prime pagine compresi la vanità e la puerilità delle mie apprensioni. Tutto qui era libertà dello spirito, purezza della fede, integrità dell’intelletto illuminato di scienza e di genio… Pregare, comprendere mi erano una sola e stessa cosa, l’uno dava sete all’altro e mi sentivo sempre dissetata”. Da allora i Maritain si impegnano non solo a diffondere la filosofia di san Tommaso, ma ad approfondirla in tutti i campi del sapere, dalla teologia alla politica, dalla pedagogia al diritto, anche perchè comprendono che lo spiritualismo alla Bergson finisce solo per inclinare le coscienze verso il relativismo.

Dopo sei anni di matrimonio, nel 1912 i due giovani maturano la decisione di pronunciare un voto di castità. Questo voto, sconosciuto anche agli amici più intimi, è la radice nascosta di tutte le attività culturali, politiche e spirituali che promuoveranno in seguito, ma non una rinuncia alla coniugalità. Jacques scrive “È solo dopo esserci consigliati a lungo con padre Clérissac e con la sua approvazione che, per comune accordo, abbiamo deciso di rinunciare a ciò che nel matrimonio non soddisfa solamente i bisogni profondi dell’essere umano, carne e spirito, ma è una cosa buona e legittima in sè stessa, ed abbiamo rinunciato nel medesimo tempo alla speranza di sopravvivere nei figli o nelle figlie. Non dico che sia stata una decisione facile da prendere. Essa non comportava nemmeno l’ombra di un disprezzo per la natura, ma nella nostra corsa verso l’Assoluto e nel nostro desiderio di seguire a qualunque costo, pur restando nel mondo, almeno uno dei consigli della vita perfetta, noi volevamo fare spazio per la ricerca della contemplazione e dell’unione con Dio e vendere per questa perla preziosa beni in loro stessi eccellenti. La speranza di un tale scopo ci dava le ali. Noi presentivamo, anche, ed è stata una delle grandi grazie della nostra vita, che la forza e la profondità del nostro mutuo amore sarebbero state accresciute come all’infinito”. Non una scelta anticoniugale, quindi, ma un perfezionamento eroico della vita di coppia.
Quello di Raïssa (e di Jacques) è stato un cammino radicale verso la santità, vissuto attraverso la ricerca della verità, l’amore coniugale, la contemplazione dell’Assoluto. Bisogna leggere le poesie di Raïssa per potere entrare nell’intimità di questa avventura meravigliosa, dove lei ha saputo raccordare esperienza mistica ed esperienza poetica, religione e cultura.

(notizie tratte da:  P.Viotto (2010). Le tre conversioni di Raissa. Città Nuova, n. 20 ►)


Dagli scritti di Raïssa Maritain

Raissa Maritain 1

Breve metodo di orazione contemplativa

1. Mettersi alla presenza di Gesù (O Dio mio, che mi vedi)

2. Purificarsi sotto il suo sguardo (O Dio mio, che mi hai creato, abbi pietà di me)

3. Entrare nell’unione (Mio unico Diletto)


dal preambolo alla Via Crucis

Dio mio, Dio mio,

sto davanti a te nel mio sconforto.

Guardami, non distoglierti dalla mia miseria.

Mi levo alla tua chiamata e ti seguo.

Custodisci il mio cuore da ogni paura e sostienimi.

Nelle tenebre avanzo passo passo.

Fammi sentire la tua mano e ch’io intenda anche la tua voce.

Sii presente nel mio cuore e rendilo puro.

Introducimi nei tuoi sentieri, Dio forte.

Io ti seguo ti seguo sulla montagna, vado all’ombra della tua croce con la mia.

Salgo i gradini delle tue misericordie – di caduta in caduta,

imparo a conoscere il tuo umile cuore nelle mie colpe

e la tua dolcezza insostenibile – agnello di Dio –

che liquefà ciò che tocca o lo distrugge come il fuoco.

Io sono tua, sono tua – ma che cosa sono?

Non voglio conoscermi che nella tua luce che vivifica.

Affrettati a imprimere la tua Faccia sul mio volto,

affinché non sia trovata informe alla tua presenza,

quando mi giudicherai nella tua clemenza per l’eternità.

 


  Pietà

Venite gemiti lamenti e lacrime

Venite singhiozzi e grida e gonfiatevi come il mare

Spazzate coi vostri flutti i nostri rifiuti amari

Scorrete abbondanti dalle fonti dell’anima.

La morte ha colpito la docile Vittima

Dio raccoglie la notte tutt’intorno alla Croce

E hanno deposto suo Figlio fra le tue braccia

Come pesa il tuo Dio sulle tue fragili ginocchia

Tu puoi guardarlo ancora per poco,

Lavare col tuo pianto il suo viso sanguinante,

Graffiare le tue bianche dita sulla sua corona

Stringere al tuo cuore il suo petto ferito

E nella sua carne straziata contemplare l’Amore

Che ci rende, quando la vita ci abbandona, alla vita.

Gli Angeli servitori dei Cristo in agonia

Vengono portando gli strumenti della passione

Silenzi smarriti per tenerti compagnia

Tu, per tutto il tuo esilio Regina di Compassione

Venite gemiti lamenti e lacrime

Venite singhiozzi e grida gonfiatevi come il mare

Spazzate coi vostri flutti ogni rifiuto amaro

Scorrete abbondanti dalla fonte dell’anima.

 


POSTCOMMUNIO

Ci si sente la piccolissima cosa che si é
che si sapeva di essere
Se ne ha coscienza ora nella mente
e nell’anima e nel corpo
si vede questo vuoto con una gioia semplice
c’é una luce in questo vuoto
essa viene d’altrove
non designa mient’altro che questo vuoto
e questo altrove
si è senza difesa ma anche senza timore
è la pace di chi non ha difesa
e non vuole difendere in sé più nulla
nemmeno – forse – la sua vita
Tutta la ricchezza dei dolori sofferti
sempre presenti
riposa in pace e scioglie un canto d’invocazione
alla misericordia
La mia miseria è con me, come una cosa
a cui un miracolo abbia tolto il peso

in R. Maritain, Poesie (Contemplazione tra poesia e mistica). a cura di G. Galeazzi. Milano 1990


Trasfigurazione

Quando t’avrò vinto o mia vita o mia morte / Quando t’avrò vinto – amore / E sarò fatta conforme all’amore eterno / Come un uccello che batte le ali / Che discioglie nel suo volo i legami della terra / Quando t’avrò vinto ostile fascino della felicità / E avrò conquistato la mia libertà celeste / Quando avrò sconfitto la gioia e lo sconforto / Quando avrò superato le vie dei desideri / E avrò scelto il cammino più duro / Come il cielo notturno sconfinato e puro / Nell’armonia vera di tutte le stelle / Sarà il mio cuore nell’armonia della grazia / Ma ti avrò salvato – amore / Di te avrò salvato la vita e non la morte / E t’avrò incontrato – felicità / Dopo aver dato al mio Signore tutto di me stessa / Come un vascello fortunato / Che rientra nel porto col suo carico intatto / Approderò in cielo col cuore trasfigurato / Recando offerte umane e senza macchia .


Dedica

Io voglio cantar per te Signore
Canti d’amore canti di dolore
Al suono dell’arpa
Degnati questo gran sogno d’accettare
E dalle tue fonti fai sgorgare
Il canto dell’anima
In te ogni fonte risiede
Della musica della fede
Della poesia
Nel tuo sangue la fonte della vita
Nelle tue leggi è stabilita
Ogni armonia
Ma nel mio cuore tutto è insufficiente
Che l’amore scavi ben profondamente
La fonte delle lacrime
E del canto. E che la tua bontà
In questi doni della mia povertà
Trovi una qualche bellezza


Senza dimora

Senz’altra dimora che il cielo
Come l’uccello sul ramo
Sui bracci della Croce
Sarà atroce la tua quiete
Nella pace di questo porto
Amarezza assai amara
Come l’uccello riposa
Senza radici in terra
Su quest’albero dove muore il tuo Dio

R. MARITAIN. Poesie. (Traduzione di Anna Bettini), Massimo-Jaca Book, Milano 1990, pp. 100, 184 e 56


 R. Maritain. Du recueillement poétique. In “Illuminations et sécheresses”. Études Carmélitaines vol II, ot. 1937

R. Maritain. Notes on the Lord’s prayer

R. e J. Maritain. Via Crucis


Antologia dal diario di Raïssa

1° Quaderno (1906-1917)

1909

Tutto il mio essere ti desidera
Perfettissima verità
Sapienza che attira
Cui nulla può resistere
 
1915
9 dicembre – Adorare, aderire. La stessa disposizione che ci fa annientare davanti a Dio è quella che Egli esige da noi per unirci a Lui. È così che «gli ultimi saranno i primi». La gioia di adorare! Perché annientando se stessi, si trova Colui che si ama. L’io è un ostacolo alla visione e al possesso
 
10 dicembre – L’altro giorno ho osato stare davanti a Dio mostrandogli la mia anima in tutta la sua bruttezza, confidando che volesse guarirla, e abbellirla, Lui che lo può, e che è solo a poterlo! I poveri infermi non attirano la misericordia mostrando le loro piaghe?

La creatura anche se santa è per se stessa quella che non è

 

 
1916
6 maggioChi può impedire a Dio di usarmi misericordia?
 
7 maggioPrima parola della Messa: Misericordia
 
25 maggio – Fermati, lascia tutte le tue occupazioni, e vedi Dio, contemplalo, donagli il tuo pensiero e il tuo cuore; rendigli grazie
 
1 giugno – Contemplazione del sacro petto del Salvatore, nostro bastione, nostra torre. Contemplazione del Cuore filiale di Gesù, delizia che il Padre gusta alla vista di tanta purezza, di tanta innocenza, di tanta confidenza, di tanto abbandono, di tanta infinita adesione. Contemplazione dell’amore significato in questo Cuore adorabile. Il Verbo, come un gigante, ha valicato l’infinita distanza fra Dio e la creatura… Ormai niente può fermare l’amore del salvatore per noi.
 
15 agosto – bisogno di restare là davanti a Dio, «come una terra senz’acqua»
 
16,17 agosto – Dove sarà il mio riposo? Nel silenzio. Nell’abbandono. Nell’annientamento. Nell’umiltà, nella pazienza, nella carità larga
 
31 agosto – Se non accetto che il prossimo mi istruisca, neppure Dio mi istruirà. Vita nascosta in Dio. Non vedere nel prossimo che l’amore con cui Dio l’ama, e la sua miseria di creatura, che non è più grande della mia miseria, e che fa pietà a Dio stesso, e che fa discendere su di noi la sua Misericordia. Tutto il resto è vanità e futilità

Principio d’ottobre – L’Umanità tutta intera del cristo è il Mistero dell’Amore

 

 
1917
17 marzo – Voglio che il prossimo possa trovare un rifugio nel mio cuore, come voglio io stessa trovare un rifugio nel cuore compassionevole di Gesù
 
14 aprile – Guardando una statuetta della Cattedrale di Chartres, Dio che dà forma ad Adamo, mi raccolgo pensando che il nostro buon Padre continua a impastarci così fino al giorno dela nostra perfezione che in Cielo raggiunge la sua pienezza. Ah! Restar così, sotto la sua dolce mano, con la testa abbandonata sulle sue ginocchia materne, e lasciarsi fare, sempre.
Un sentimento che apre il cuore a Dio, è buono. Ecco perché la vera amicizia è buona
 
Domenica di Pentecoste – Se mi disprezzano, devo pensare che è giusto; se mi giudicano male, devo essere convinta che hanno ragione. Però devo essere in pace e contenta – perché ho il diritto, come le altre creature, di stare vicina a Dio, di non guardare che Lui e di dimenticare me stessa dimenticando tutto il resto. Se amo il posto in cui Dio mi ha collocata, ho diritto alla pace, alla gioia, alla contemplazione del mio Dio. E, tralasciando tutto, dimenticando ogni preoccupazione personale, non agirò per disprezzo, né per sdegno, ma ammettendo invece tutto il disprezzo che si può avere per me, cercherò serenamente un rifugio in seno alla divina Misericordia, alla quale, più che ogni altra cosa, mi raccomanda la mia stessa miseria
 
16 giugno – O Altitudo! O Bonitas! Per cantarle sarebbero necessari canti senza fine, fiumi d’armonia. Sembra che lo Spirito Santo li sparga nel cuore raccolto, silenzioso e ardente d’amore. Tale profondo silenzio è lirico; loda, si diffonde in maniera misteriosa; percorre tutte le gamme dell’umiltà, della gioia e dell’amore, senza esprimersi in parole
 
28 giugnoLa misericordia di Dio è grande quanto la distanza che separa l’Infinito dal finito, e tende a colmare questa distanza
 
15 luglio – Gli uomini comunicano realmente tra loro soltanto passando attraverso l’essere o una delle sue proprietà. Si raggiunge il vero, come san Tommaso d’Aquino? – il contatto è stabilito. Si raggiunge il bello, come Beethoven, o Bloy, o Dostoevskij? Il contatto è stabilito. Si raggiunge il bene e l’Amore, come i Santi? – il contatto è stabilito, e le anime comunicano fra loro. Ci si espone a non venir capiti quando ci si esprime senza prima essere arrivati a questa profondità, – il contatto allora non è stabilito, perché l’essere non è raggiunto.
 
19 luglio – Non c’è niente che faccia tanto bene come piangere davanti a Dio
 
20 luglio – Hai voluto anche, nella tua infinita misericordia, dimostrarci che hai un cuore simile al nostro affinché ci avviciniamo a te con fiducia, e prestiamo fede alla Fede che sei venuto a diffondere con al tua Parola e a testimoniare con la tua morte
Perciò ti apro il mio cuore senza nessun timore. Grido a te con tutte le forze del mio essere che preferisco morire piuttosto che offenderti. Ti abbandono il mio cuore, pronta ad accettare che si consumi interamente in un fedele olocausto, finché il fuoco della divina carità, inestinguibile, si libri solo, al di sopra delle ceneri di tutte le mie capacità terrene. Sotto il tuo sguardo provo un’indicibile senso di fiducia, Dio mio, non perché il mio cuore sia puro! Ma perché il tuo sguardo è buono; perché la tua compassione è grande; perché la tua misericordia è onnipotente, o Gesù
Le sofferenze di Gesù sono per l’anima che crede una testimonianza appassionata resa alla verità, sono un tentativo pieno di misericordia di mostrarci che Egli è simile a noi quanto alla capacità di soffrire, affinché nasca dalla somiglianza l’avvicinamento,; dall’avvicinamento la fiducia; dalla fiducia l’amicizia e un maggiore abbandono
 
23 luglio – Ha dovuto essere in tutto simile ai suoi fratelli, per diventare misericordioso
 
25 luglio – Che felicità spezzare se stessi e dare qualcosa a Colui che ci dà tutto!
 
9 agosto – La custodia di tutto è affidata all’amore. Noi non possediamo veramente che quello che amiamo
 
16 agosto – Se dobbiamo essere misericordiosi e compassionevoli verso il prossimo, è soprattutto quando conosciamo il suo difetto dominante. Il primo impulso è di dirigere su questo difetto tutta la nostra severità, ma invece bisogna dirigervi tutta la nostra carità; è una debolezza che deve esserci sacra perché Dio solo può curarla e guarirla. Questi gravi difetti dei nostri fratelli sono come una nudità su cui non ci è permesso di posare lo sguardo. Ma ognuno porti le sue miserie davanti allo sguardo di Dio, implorandolo umilmente di guarirci. Perché questo divino sguardo può vedere ogni nudità, infatti tutto è nudo davanti a lui, – lui che guarisce e riveste di luce
 
26 agosto – Il sacrificio è una legge assolutamente generale del perfezionamento della creatura. Tutto quello che evolve da una natura inferiore a una natura superiore, deve passare attraverso il sacrificio di sé, la mortificazione, la morte
 
30 agosto – Per amare e capire il prossimo bisogna dimentica se stessi
 
24 ottobre – Noi gli diamo il cuore, la mente, la vita; e Lui non ci concederà la sia Misericordia?
 

Sabato – Per trovare la sua Misericordia, bisogna rientrare in noi stessi, e piangere il nostro esilio e i nostri peccati

2° Quaderno (1918-1919)

 1918

2 gennaio – il nome di Gesù come un bacio sulle mie labbra

 

23 gennaio – Amo i santi perché sono amabili; e i peccatori perché mi assomigliano

 

Sessagesima – Camminare sulle acque, ecco la vocazione del cristiano. Senza nessun appoggio umano, nella fede pura, nella speranza e nella pura carità, tenedo unicamente lo sguardo levato verso Dio…

 21 aprile – la mitezza, lì’umiltà, la carità, la semplicità interiore; non mi vien domandato null’altro. E d’un tratto ho chiaramente capito che queste virtù sono richieste, perché per loro mezzo il cuore diventa abitabile per Dio e per il prossimo in maniera intima e permanente. Lo rendono una cella gradevole. L’asprezza, l’orgoglio urtano, la complessità inquieta. Ma l’umiltà e la mitezza accolgono, e la semplicità rassicura. Queste virtù “passive” hanno un carattere eminentemente sociale

 30 aprile – La pace è impossibile se non si è uniti a Dio e se non si vedono tutte le creature in lui. In lui esse ganno l’unzione dello Spirito santo e perdono la loro amarezza; e chi le vede così in Dio perde la propria

 12 maggio – Se la contemplazione cessasse interamente, i cuori sarebbero presto disseccati, (poiché ogni amore presuppone una contemplazione dell’oggetto desideato)

Al pozzo di Giacobbe, ai piedi di Gesù, ecco la parte migliore. E senza dubbio il riposo di Giovanni sul petto del salvatore, e più ancora l’unione profonda e nascosta dei cuori di Gesù e di Maria, erano il mezzo per far maggiormente guistare agli Apostoli la mitezza ineffabile dell’Agnello divino

 18 maggio – … la contemplazione deve portare frutto per il prossimo, benché spesso dispensi dalle opere esteriori. Questo frutto è il Sapore di Dio che si fa conoscere amando ogni creatura d’un amore di carità, dimenticando se stessi, per non ricordarsi che di Dio il quale è presente in tutte le creature, – non disprezza nienete di quello che Egli ha fatto, – sopporta pazientemente le nostre offese, e non ci corregge che amandoci. Nessua grettezza. nessun ritorno su se stessi. Nessuna difesa di sé. Soprattutto niente scoraggiamento

 21 lugliofar conoscere il Suo Amore e la sua Misericordia, diventando anch’io buona e misericordiosa, e vivendo del suo solo Amore

 16 settembre – Non ottengo nienete esaminando me stessa, se non di scotraggiarmi. Risolvo quindi d’abbandonarmi interamente a Dio, di guardare Lui solo, di lasciargli tutta la cura di me, di praticare una sola cosa, la fiducia

 La fiducia è la forma che prende la grazia nel povero che tende a Dio

 

1919

 1 gennaio – L’amore sopprime l’analisi

la religione dice tu e io. L’amore dice noi

 metà febbraio – La creazione artistica non imita quella di Dio, la continua

 10 marzo – Se Dio non chiama alla solitudine, bisogna vivere con Dio nella moltitudine; farlo conoscere là, e farlo amare

 24 marzo – Tu lasci fare i peccatori ed ecciti i giusti ad amarti di più, preprelevare la parte dei poveri che non ti riconoscono che in punto di morte

 5 aprile – Qualunque cosa succeda, mio Unico Diletto, E qualunque cosa bisogni soffrire, avremo conosciuto la felicità (e fa’ che io la conosca eternamente nel tuo Amore)

progredire è dunque andare dalla materia allo spirito, dall’animale all’uomo, e dall’uomo a Dio per la scala della ragione e della grazia. Incivilire  è spiritualizzare

 

12 maggio – Le anime che hanno familiarità col pensiero di Dio volano con rapidità meravigliosa dal creato all’Increato, se la percezione del creato è stata veramente profonda, se essa è penetrata fino alle più profonde radici dell’essere. Esse assomigliano al palombaro che raggiunge il fondo del mare, e con un colpo di tallone rimbalza verso la superficie e torna alla luce

3° Quaderno (1919-1923)

 

1919 (seguito)

11 luglio – Gli uomini hanno scatenato forze che non possono più dominare

Dopo l’avvento del cristianesimo, non c’é vera civiltà all’infuori di quella che attraverso la città terrestre mira alla città celeste

Una sola forza può ancora opporsi alla follia generale: l’intelligenza illuminata dalla fede – per salvare quello che può essere ancora salvato

16 luglio – Chi ama la verità, cerca di conoscere le prime cause: saperle di un sapere supremo, oltre il quale non sia possibile andare

La fede è stata attaccata in nome dell’Intelligenza. Oggi è in nome dell’Intelligenza che bisogna difenderla

8 settembre – Un orgoglioso invidia la grandezza che lo supera. L’umile ama il bene dovunque lo trovi, e con questo amore, in qualche modo, lo fa suo

 

1924

9 ottobre – Toccare i limitio delle persone che si ammirano, è più doloroso che conoscere i nostri propri difetti, e ci sorprende di più. Abbiamo un così gran bisogno di appoggiarci ad una perfezione visibile, che crediamo sempre troppo presto d’averla trovata; finché l’esperienza ci apre gli occhi. Conoscere la propria miseria non è così scoraggiante. La conosciamo sotto lo sguardo misericordioso di Dio. Abbiamo la lunga esperienza del nostro nulla (…). Ma maturando, il cuore impara a vedere la miseria degli altri con la stessa dolcezza con cui vede la propria, e a sapere che essi si trovano, come noi, sotto lo sguardo paterno e soccorrevole di Dio. Se da principio l’esperienza umana è amara, può diventare, con l’aiuto di Dio, sorgente di dolcezza. Se no, condurrebbe all’isolamento dell’orgoglio

FOGLI STACCATI

(1931 – 1960)

1 luglio 1934 – E’ certo che da qualche mese vivo cose in uncerto senso nuove, grandi e difficili. Cose che ahnno bisogno di passare per il segreto, l’ardore e le sofferenze di un’anima per diventare un giorno, fose altrove, verità luminose, capaci di servire gli uomini. Così, tutti coloro che vivono la loro vita nella fede, servono al Cristo da umanità aggiunta alla Sua.

  1934 – Tutto quello che dalla sfera della sensibilità e dell’affetto e di ogni esperienza, può passare nella sferadella verità, divcenta uno strumento di liberazione

 22 novembre 1934 – Adesso so che c’é questo mondo, e il mondo di gesù,  – e che sono opposti. Si riuniscono solo nel transito della morete. E la trasfigurazione viene doo, – per quelli che hanno attraversato bene la morte. il mondo di Gesù è quantitativamente piccolissimo: il sale della terra, il pugno di lievito che fa lievitare tutta la pasta … Comprende quelli che si lasciano conformare a Lui. Sono i suoi veri imitatori e i suoi cooperatori nella salvezza. Quanto a questo mondo, esso e tutta la sua bellezza, sono sostenuti dal mondo di gesù. Fino alla morte, quando la salvezza si opera per tutti coloro che Dio ama e non giudica. l’amore è inadatto a giudicare.

Si può anche dire che vi sono due categorie di uomini: quelli che sono capaci (per quale mistero?) di assimilare il peccato, e quelli che non ne sono capaci (per quale istero di predestinazione…). Quelli che sono capaci di assimilare il peccato, di vivere col peccato, quasi di viverne; di ricavarci un’esperienza utile, un certo arricchimento umano, uno sviluppo, un perfezionamento anche, nell’ordine della misericordia e dell’umiltà, – di giungere infine alla conoscenza di Dio, a una certa teodicea, attraverso l’esperienza estrema della miseria del peccatore. tali sono i Russi, personaggi di Dostoevskij. Hanno la rara caratteristica di avere coscienza di questa loro cpacità di profittare alla fine del peccato. la folla dei peccatori è pure tale, senza saperlo.

Quelli che sono incapaci di assmilare il peccato, perché il minimo peccato deliberato è per loro come una spina in gola, non hanno tregua inché non se ne sono liberati con la contrizione e con la confessione. Costori sono chiamati ad essere assimilati al Cristo. Possono accettare o rifiutare. Spaventoso è il momento in cui si ode questa chiamata, – è la voce di Gesù stesso.

 25 novembre (1934) – La Passione, essendo di Dio, è raccolta per sempre nell’eterno. Ciò che le manca è lo sviluppo nel tempo. Gesù non ha sofferto che per un certo tempo. Non può Lui stesso sviluppare la sua Passione e la sua morte nel tempo. Coloro che consentono a lasciarsi penetrare da lui fino a una perfetta assmilazione compiono per la durata del tempo quello che manca alla sua Passione. Quelli che consentono a diventare la carne della sua carne. Unione tremensda, in cui l’amore è non soltanto forte come la morte, ma comincia con l’essere una morte, e mille morti.

1934 – So in modo chairo, che Dio non permetterà mai ch’io appartenga a me stessa e che cerchi la mia felicità. Non l’ha mai permesso. Sono sua, e per Lui e con Lui sono di quelli che Egli vuole. E’ Lui a indicarmeli. In mezzo a tutte le mie sofferenze, Dio mi ha concesso una chiara visione del mio destino. Ho un destino, e questo è cosa già meravigliosa. Perché il destino fa l’unità, l’utilità e la bellezza di una vita. E il mio destino è di non essere di me stessa. Dio ha concesso a Jacques e ame lo stesso destino, e, come viatico, una tenerezza unica e meravilgiosa.

 

1936 – 1939

11 novembre 1937 – identità della morte e della vita e in essa dei contrari: “Beati quelli che piangono…”. O morte dov’é il tuo aculeo. La via della morte e la via della vita sono una solavia se avanziamo a passo d’amore. “Chi vuol conservare la sua anima la perderà”. Chi darà la sua vita rinascerà più vivo. Di gradino in gradino e di forma in forma tutta la creatura si trasforma di morte in morte fino alla vita eterna. Nel cuore della santa morte c’é una vita più alta. Nelle tenebre della vita umana brilla una fievole luce come una stella che mandi i suoi raggi da inmmaginabile distanza: invero bisogna salire a passo di orte la scala della vita.

senza data – Qual’é il compito dei contemplativi in questo mondo, in mezzo alla dolorosa fatica degli uomini? Perché le rivelazioni particolari sembrano ridotte all’interesse di un uomo solo? E’ perché il compito dei contemplativi è d’essere fra noi gli specchi dell’Immagine di Dio, le riserve della sua grazia e del suo Amore, – la memoria dell’Eterno. (Specchi e riserve volontari, perché è quando amano che rispecchiano l’Immagine e ricevono l’Amore. Memoria senza la quale le tenebre oscurerebbero la terra. Memoria nella quale possediamo gli archivi della santità, perché i mistici ricevono l’incarico di parlare…)


Links a Documenti su Raïssa Maritain

* Raïssa Maritain: Dall’ateismo alla contemplazione mistica

* F. Rizzi. La vita Mistica di Raissa Maritain

* G.P. Di Nicola e A. Danese. RAÏSSA E JACQUES MARITAIN. Un cammino d’amore e di fede in coppia

* Raïssa Oumancoff Maritain (profilo)

* G. Galeazzi. Raïssa Oumancoff Maritain. Il primato della contemplazione (pdf)

* M. Maltese. La contemplazione vissuta per strada

* L. Viémont. Raïssa Maritain, la sainte épouse


Links a Documenti su Jacques e Raïssa Maritain

♦ G.P. Di Nicola e A. Danese. RAÏSSA E JACQUES MARITAIN. Un cammino d’amore e di fede in coppia

♦ G.Grandi. RAÏSSA E JACQUES MARITAIN o Le ragioni dell’interiorità

♦ M.M.Nicolais. Tutto insieme

I Maritain

♦ G. Galeazzi. Vince la mistica a casa Maritain

♦ P. Viotto. I Maritain e la politica del XX secolo (1° parte)  (2° parte) (3° parte)

♦ L. Guglielmoni, F. Negri. messaggeri di Dio sulle vie del mondo. (doc.)

♦  L. Touze. Contemplation sur les chemins et sécularité chez Jacques et Raïssa Maritain


Bibliografia

Scritti di Raïssa Maritain

Liturgia e contemplazione Borla, Roma 1989
Osservazioni sul Pater, Morcelliana, Brescia 1964
I grandi amici, (a cura P. Viotto) Vita e Pensiero, Milano 1995
Il diario di Raissa, Morcelliana Brescia 2000
Senza dimora, Mondadori, Milano 2000
Poesie, (a cura G. Galeazzi) Massimo-Jaca Book, Milano 2000
Vita di preghiera. Massimo, Milano 2007

Scritti su Raïssa Maritain

R. Addino, Un ebrea cristiana tra mistica e poesia, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 2006
N. Possenti Ghiglia, I tre Maritain, Ancora, Milano, 2000
J.L. Barrè, Da intellettuali anarchici a testimoni di Dio, Paoline, Milano 2000
P. Viotto, Dizionario delle opere di Raïssa Maritain, Città Nuova, Roma 2005
AA.VV. L’avventura spirituale e intellettuale du J. e R. Maritain, Nerbini, Firenze 2007
P. Viotto, Grandi Amicizie I Maritain e i loro contemporanei Città Nuova, Roma2008

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